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Viaggio 2009

Viaggio ANED nei Campi di concentramento e sterminio 2009

Il viaggio – pellegrinaggio ai campi di sterminio, inserito nel POF ed approvato dal Collegio dei Docenti, si è svolto nel periodo 7-12 maggio 2009

Accompagnatori: Prof. ssa Cecilia Romano, Prof. ssa Giuliana Ragusa

Itinerario: Bolzano (Gries) – Melk – Mauthausen – Gusen – Ebensee – Salisburgo

Allievi partecipanti:

Classe III B – Di Pasquale Anna, Figliomeni Elena, Zirpoli Lorenzo

Classe IV TMA – Scalone Mattia, Mozzachiodi Manuel

Classe IV TMB – Allegri Alessandro, Amodei Nico, Giavelli Mattia

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Il viaggio è stato svolto nell’ambito del progetto “Per non dimenticare” che, nato due anni fa, è continuato anche quest’anno e, si spera, durerà anche nei prossimi. Tale progetto, che ha incluso anche delle lezioni di preparazione al suddetto viaggio, ha lo scopo di mantenere viva la memoria di ciò che è accaduto nei campi di concentramento e/o di sterminio .

I ragazzi che vi hanno partecipato quest’anno sono stati otto ma si è pensato di non forzare, né convincere alcuno in quanto si ritiene opportuno che un viaggio di siffatta specie, debba nascere da una forte e reale motivazione. Il ruolo, pertanto, degli insegnanti e/o accompagnatori è stato solo quello di informare, chiarire, spiegare.

7 maggio Partiamo alle sei di giovedì 7 maggio da Piazza Europa, saliamo a bordo di uno dei due pullman della Fabello Viaggi e ci muoviamo alla volta di Bolzano. Questa città e qualche altra, sono tappe sempre presenti nell’itinerario del pellegrinaggio in quanto i deportati spezzini venivano condotti dal carcere della caserma del 2 giugno (dove ora sorge la scuola Mazzini), al carcere di Marassi, a Genova e da lì tradotti a Bolzano.

Arrivati nella città, visitiamo dapprima un monumento alla memoria e poi un muro di recinzione, unica testimonianza di quello che era il campo di concentramento di Bolzano (Gries), aperto dai nazisti nel 1944. in quello che era lo spazio di una fabbrica industriale dimessa. Accanto, sono state apposte alcune teche a cura dell’Archivio Storico del Comune di Bolzano che, con foto e documenti, illustrano le foto del campo. Ora, nel luogo dove questo sorgeva, ci sono enormi condomini costruiti negli anni ’60.

I ragazzi sono colpiti in modo particolare da queste costruzioni nate sulle ceneri del campo, cominciano a capire che cosa intendevamo parlando del pericolo che il passato possa essere cancellato, o considerato addirittura mai esistito.

I nostri ragazzi non sono soli, sul pullman su cui viaggiamo ci sono studenti e studentesse di altre scuole, dell’ITI, della sede distaccata di Varese Ligure, di altre scuole e sul secondo pullman studenti del Liceo e di Ragioneria: fra adulti, e ragazzi siamo più di ottanta persone. Sulla nostra vettura viaggia quest’anno non viaggia Arnaldo Righetti, vicepresidente dell’ANED che è stata la nostra guida, in tutti i sensi. E’ deceduto qualche settimana fa e ci manca tantissimo.

Due dei nostri ragazzi sono già stati in viaggio con noi, a testimonianza del fatto che una simile esperienza lascia il segno e la voglia di ripeterla.

Proseguiamo il viaggio, dopo diverse soste , arriviamo in albergo, a Linz, in Austria, verso sera. Qui dormiremo per tre notti, l’albergo non è bello e confortevole e ma non è lontano dal centro .

8 maggio. Ci muoviamo dall’albergo alle otto e ci dirigiamo verso Melk, sottocampo di Mauthausen; questo luogo insieme a Gusen, altro sottocampo, Bolzano e Mauthausen stesso, sono i campi che hanno visto la maggior parte di internati provenienti dalla Spezia. E ‘ questo il motivo per cui , anche se si cambiano di anno in anno alcune tappe, questi luoghi vengono sempre omaggiati; va peraltro ricordato che il viaggio si svolge sempre di maggio e sempre, salvo commemorazioni diverse come quest’anno, durante la prima decade del mese perché il campo di Mauthausen fu liberato il 5 maggio 1945.

A Melk, rendiamo omaggio al Memorial e depositiamo la corona davanti al crematorio. Questo sottocampo, denominato “Quarz” dalle SS, venne aperto nel ’43 per condurvi più di mille deportati, quasi tutti oppositori politici; ben presto venne iniziata la costruzione di gallerie per insidiarvi officine per la produzione di cuscinetti. I ragazzi rimangono in silenzio, commossi, davanti al forno crematorio, com’era prevedibile, sono sgomenti ma trovano la forza di scrivere, sul grosso libro posto in fondo alla stanza, alcune parole di sincero sdegno, di autentica fratellanza.

Dopo pranzo qualcuno decide di visitare l’Abbazia e qualcun altro di girovagare per il centro di Melk.

Quando ci ritroviamo tutti, saliamo a bordo e andiamo visitare il Cimitero militare di Mauthausen dove sono sepolti i caduti sia della I che della II guerra mondiale. Non molto lontano da lì, in prossimità della stazione ferroviaria, un grosso numero di partecipanti, compresi tutti noi, decide di fare a piedi un tratto di strada che conduce al campo di Mauthausen. Poco prima di arrivare notiamo, a bordo strada, un monumento singolare: lunghe file di teschi, spuntano progressivamente dalla terra fino ad essere completamente all’esterno. Il significato è nel messaggio della risurrezione dopo la morte. Non visitiamo il campo, lo faremo l’indomani. Torniamo in albergo,

9 maggio. E’ sabato, la nostra guida decide di farci visitare oggi il campo di Mauthausen perché domani, la gente proveniente da quasi tutto il mondo, non ci consentirebbe di farlo.

Il pullman parcheggia e noi tutti scendiamo dalla parte opposta all’ingresso principale del campo, nell’ampio spazio di una cava e ai piedi della “scala della morte”. E’, questa, formata da 266 scalini che, una volta erano molto più irregolari di quanto non lo siano adesso; i deportati erano costretti, più volte al giorno, a percorrerla con dei grossi blocchi di pietra sulle spalle (anche del peso di 50 chili) che estraevano dalla cava granitica. I ragazzi salgono con noi questa lunga scala e sono loro stessi a riflettere sulle condizioni in cui i deportati percorrevano lo stesso tragitto: denutriti, poco vestiti, terrorizzati; la parete a destra della scala, porta l’appellativo di “muro dei paracadutisti” in memoria dei tanti che sono morti cadendo da lassù o suicidi o spinti dalle SS.

L’ingresso posteriore del campo è preceduto da molteplici monumenti di varie nazionalità, poi le baracche, la camera a gas, i forni crematori. Passiamo attraverso tutto questo in silenzio, i ragazzi si affollano intorno a Sauro Costa, un ex deportato del campo di Bolzano. Sauro ha già parlato con i ragazzi a Bolzano e lo farà più volte in questo viaggio: ha un modo accattivante, sa coinvolgere le persone; è dolce e solare.

Nel pomeriggio ci spostiamo a Gusen, sottocampo di Mauthausen, per la visita al crematorio e al Memorial; anche qui, le foto sono agghiaccianti. I prigionieri di questo campo aperto nel ’39, erano costretti al lavoro nelle cave, successivamente, dal ’43, i prigionieri furono impiegati per la costruzione di gallerie.

Verso le diciassette, inizia, come di consuetudine, la cerimonia internazionale con la partecipazione delle autorità dello Stato e del Lander.

10 maggio. Partiamo presto dall’albergo per Mauthausen e questa volta entriamo dall’ingresso principale: non leggiamo la famosa scritta Arbeit macht frei perché è stata tolta all’arrivo dei Russi. Il piazzale è sterminato, è qui che i prigionieri erano costretti a subire interminabili appelli e una prima selezione. Un monumento ricorda il tentativo di fuga organizzato da un generale russo, il responsabile fu ucciso lentamente: bagnato con acqua gelida, in pieno inverno, fu trasformato in una statua di ghiaccio. Innumerevoli sono i monumenti che vedremo, quasi ogni nazionalità ne è rappresentata. E’ una commemorazione ma sembra quasi una festa, il messaggio che ne traspare è di pace, di fratellanza: mai più, c’è scritto sulle magliette di un gruppo nutrito di ragazzi. Mai più. Sfiliamo insieme alle altre delegazioni, stendardi e gonfaloni bene in vista, e passiamo attraverso la grande porta che porta all’interno del campo.

Dopo pranzo ci mettiamo in viaggio per Ebensee, le foto della planimetria ci mostrano un campo sconfinato; ora c’è solo un cimitero, fazzoletto di terra salvato da Le Petit, sotto ci sono fosse comuni. In tutto lo spazio una volta occupato dal campo, ora sorgono villette unifamiliari. Una in particolare colpisce la nostra attenzione: proprio sul cimitero si apre il cancello posteriore su cui si legge ancora chiaramente KZ.

Entriamo nella galleria e percorriamo alcuni dei diversi bracci che vi si aprivano all’interno, tutti un tempo in comunicazione fra loro. Proprio in fondo al corridoio centrale, c’è una grata: ci affacciamo e vediamo lavori di scavo lasciati a metà, interrotti 64 anni fa. E’ tutto come allora.

Ritorniamo sull’autobus e proseguiamo per Salisburgo dove arriveremo in serata.

11 maggio. Una guida ci conduce in un giro panoramico per la città a piedi, ci mostra i bellissimi giardini di Mirabel, monumenti ed edifici. Qui Mozarth è celebrato dovunque! Pranziamo in un locale nella famosa via delle insegne e nel pomeriggio, con un trenino a cremagliera saliamo nella parte alta della città, alla fortezza. Rientriamo in albergo verso sera.

12 maggio. Lasciamo l’albergo e ci dirigiamo verso Innsbruck, ci fermiamo giusto il tempo per il pranzo e per un giro veloce in città quindi proseguiamo verso casa dove arriviamo alla Spezia in tarda serata.

Le spese sostenute per il viaggio sono state interamente a carico dei ragazzi e dei docenti accompagnatori, a conferma che la partecipazione è stata dettata da una forte e reale motivazione.

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